Recensione_

Tre piani
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Tre piani | Nevo Eshkol | Neri Pozza | NARRATIVA | 17,00€ In Israele, nei pressi di Tel Aviv, si erge una tranquilla palazzina borghese di tre piani. Il parcheggio è ordinatissimo, le piante perfettamente potate all’ingresso e il citofono appena rinnovato. Dagli appartamenti non provengono musiche ad alto volume, né voci di alterchi. La quiete regna sovrana. Eppure, dietro quelle porte blindate, la vita non è affatto dello stesso tenore. Sorto da una brillante idea narrativa: descrivere la vita di tre famiglie sulla base delle tre diverse istanze freudiane – Es, Io, Super-io – della personalità, Tre piani si inoltra nel cuore delle relazioni umane: dal bisogno di amore al tradimento; dal sospetto alla paura di lasciarsi andare. E, come nella Simmetria dei desideri, l’opera che ha consacrato sulla scena letteraria internazionale il talento di Eshkol Nevo, dona al lettore personaggi umani e profondi, sempre pronti, nonostante i colpi inferti dalla vita, a rialzarsi per riprendere a lottare. CONSIGLIATO DA LUCA:
Il collante tra le varie vite rappresentate in questo libro è costituito dalla palazzina in cui dimorano, ma soprattutto dal disagio con cui le relazioni umane, pur irrinunciabili, minano la serenità e l’equilibrio. Tanto è bello e perfetto l’involucro, con le piante potate, il parcheggio ordinato e il silenzio che regna ad ogni piano, quanto concitata e precaria l’umanità che contiene. Poco lontano da Tel Aviv ci si presenta uno spaccato di vita quotidiana che lentamente ci coinvolge grazie alla bella e incisiva scrittura dell’autore; in ognuna delle tre storie i protagonisti si confessano, nella prima ad un amico, in un bar davanti ad un bicchiere, nella seconda ad un’intima e fraterna amica lontana, tramite una lettera, e nella terza al marito perduto, alla sua voce registrata sul nastro di una vecchia segreteria telefonica. Dunque da queste storie così diverse ma così vicine, separate solo da un pavimento di cemento, emerge il panorama di un’estrema fragilità dei rapporti affettivi, e di una difficile pratica di quei sentimenti così inafferrabili e incomprensibili che sono l’amore, il bisogno, la paura di lasciarsi andare e vivere, e quella invece di non farlo compiutamente. Perché allora tanta fatica? Se è così complicato e sofferto lo stare insieme? Forse perché la vita sociale è parte di noi, mentre la solitudine è la pena peggiore, la più innaturale; da soli non esistiamo.

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